Non dobbiamo impegnarci in azioni grandiose ed eroiche per partecipare al cambiamento. Piccole azioni, se moltiplicate per milioni di persone, possono trasformare il mondo. – Howard Zinn

Non dobbiamo impegnarci in azioni grandiose ed eroiche per partecipare al cambiamento. Piccole azioni, se moltiplicate per milioni di persone, possono trasformare il mondo. – Howard Zinn

Sviluppo e Governance, il paradigma della Generatività. (di Antonio Picarazzi)

Siamo davanti ad una nuova sfida che è necessario affrontare con competenza e capacità di programmazione strategica.

In queste condizioni ciò che distingue il vecchio dal nuovo, come proposta di generatività intelligente, è l’approccio al modello di sviluppo.

La Rigenerazione Territoriale è un progetto sociale ed economico articolato che coinvolge diversi settori: sociale, culturale, istituzionale, sanitario, economico, educativo, urbano, ambientale ed energetico ed ha come obiettivo quello di garantire il “benessere dei cittadini” e la “salvaguardia dell’ambiente”, oltre che uno sviluppo armonico e distante dai soliti refrain dello “sviluppismo” a tutti i costi capace unicamente di riprodurre schemi vecchi e onnivori.

Essa, pertanto, rappresenta il valore strategico del riposizionamento urbano in una logica di medio/lungo periodo che abbisogna di impostazioni sostanziali a partire dal presente. Riqualificazione e Rigenerazione sono aspetti fondamentali del percorso generativo necessario per reimpostare la Governance dei territori e, nel senso più stretto, degli stessi Enti Locali.

Un contenitore che sintetizza la Visione e gli indirizzi che la sostanziano in termini di innovazione dei processi e degli obiettivi conseguentemente declinati.

Secondo Carlos Moreno sono quattro i pilastri fondamentali di un tale percorso: ecologia, prossimità, solidarietà che si esprime nel creare legami tra le persone, partecipazione dei cittadini alla trasformazione del loro Territorio.

Non è più soltanto un problema di “smart cities”, ma di vera e propria rivoluzione delle coscienze per avviare la base della rigenerazione comunitaria.

“Si può certamente ipotizzare la nascita di Land Digital Twin (LDT) ovvero l’accompagnamento alla costruzione di vere e proprie ‘smart land’ in grado di connettere, monitorare e prevenire eventi in contesti urbani ed extraurbani. I dati hanno un’importante virtù, ossia quella di offrire gli strumenti utili per poter immaginare una nuova pianificazione urbana e rurale: sostenibile da un punto di vista ambientale, capace di pensare a nuovi spazi di lavoro e di vita, che utilizzi l’innovazione tecnologica, che ponga al centro della sua attenzione il concetto di comunità, di inclusione e di benessere” (Geolander.it, Rigenerazione Territoriale Innovativa), capace quindi di governare i processi in una semplice e necessaria prospettiva unitaria.

Lo “smart land” è il futuro ed esso non racchiude semplicemente aspetti di rigenerazione urbana o, per esempio, la governance delle nuove relazioni imposte dallo sviluppo pandemico, lo smart working o altro. È proprio l’idea del Digital Twin ad accompagnare l’evoluzione specifica del concetto ampliandolo verso un riposizionamento alimentato proprio dalla sintesi unitaria che ne rappresenta la radice ineliminabile.

In questo modo la rigenerazione va oltre i confini urbanistici e si colloca in un ambito di pura innovazione della Governance territoriale. Sarebbe troppo lungo affrontare questo tema nella sua complessità, tuttavia questo approccio è utile anche per comprendere lo specifico connesso con alcuni aspetti dell’ipotesi di sviluppo del nostro territorio.

Due modelli, al riguardo, si contrappongono e la scelta della prospettiva risulta essenziale per poter accompagnare quella rigenerazione comunitaria alla quale prima si è fatto cenno.

Da una parte il consumo indistinto di suolo, la costruzione di contenitori industriali obsoleti e indifferenziati nella loro sostanza, l’abbandono della bonifica ambientale di tipo strutturale, l’inutile idea che la salvaguardia del benessere passi attraverso l’insostenibilità delle scelte di sviluppo assunto come paradigma non declinato e come parametro assoluto, la convinzione, anch’essa vecchia e superata, che ci si debba rivolgere al passato per organizzare il futuro; dall’altra, all’opposto, una visione basata sulla sostenibilità delle scelte, sulla loro unitarietà sistemica al fine di creare paradigmi ecosostenibili a misura d’uomo che sappiano declinare il benessere comunitario partendo dalla rigenerazione collettiva.

Quindi, c’è chi crede ancora che lo sviluppo sia produzione e servizi industriali e chi invece pensa che esso rappresenti il modo per restituirci margini di benessere acquisiti attraverso la coltivazione intensiva del software e non semplicemente dell’hardware pesantissimo e inutile che ha comportato la distruzione dei livelli di solidarietà sostenibile oggi conosciuti.

A Tivoli si è sviluppato un certo dibattito intorno a tali tematiche. Per la verità appare più come un dibattito monco e sprovvisto, da una parte, degli elementi di analisi necessari per prospettare concretamente il futuro.

Ci si limita a sostenere l’esigenza di garantire ai giovani il lavoro, come se quest’ultimo concetto non fosse declinabile in mille categorie diverse, sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo.

È un tipico caso di asimmetria concettuale all’interno della quale prospera la banalità dei riferimenti e dell’analisi. “Durante il Covid il tessuto economico e sociale tiburtino è stato garantito dalla presenza della Grande Industria chimica (la Trelleborg), dalle attività connesse con l’estrazione del Travertino e dalle numerose piccole aziende diffuse che non hanno mai chiuso. Se avessimo invece avuto un modello di riferimento improntato esclusivamente al Turismo la Città ne avrebbe sofferto”.

Questo ha sostenuto Proietti in varie circostanze a giustificazione di alcune scelte sconsiderate: il Polo Logistico e il Biodigestore, per esempio. È un’analisi povera di contenuti e non basata sulla realtà dei dati, soprattutto non deriva dalla loro valutazione oggettiva.

Inoltre, denota una scarsissima propensione a presidiare l’innovazione. “Con la Cultura si mangia”, sosteneva Proietti nel 2014 per poi cambiare opinione, e non è la prima volta. Ha cambiato opinione diverse volte, ma il punto non è più fare l’elenco delle sue piroette dialettiche e di posizionamento.

Oggi ormai abbiamo il dovere di arginare quanto di vecchio e superato concettualmente egli rappresenti per seminare la speranza legata ad una Visione Generativa della Governance locale.

Prendiamo ad esempio il complesso e dinamico tema della Cultura, e del Turismo, assunti come volani di una parte dello Sviluppo Territoriale. Oggi abbiamo la possibilità di finanziare questo approccio ricorrendo a strumenti messi a disposizione dalle normative Europee, Nazionali e Regionali.

Si tratta, cioè, di molteplici serie di opportunità in grado di trasferire risorse concreto ad un tassello fondamentale di quello che abbiamo definito “Smart Land”. Se tali opportunità venissero colte nella loro unitarietà e nella loro caratteristica sistemica riusciremmo a produrre valore, in caso contrario produrremmo esclusivamente un enorme spreco di risorse pubbliche.

Occorre, però, avere il contenitore strategico e cioè è necessario assumere come paradigma generale di riferimento la capacità di creazione di valore che si esplicita attraverso la finalizzazione strategica e sistemica di quelle risorse, acquisibili oltretutto in un quadro di competenza progettuale. Qualora mettessimo in fila tali opportunità riusciremmo a definire un’impalcatura concreta di tipo strategico a sostegno dell’intero assetto progettuale.

Finanziamento DMO, Bando Siti Unesco, Bando regionale per Reti di Impresa e Associazioni, Bando Città regionale della Cultura, Bando nazionale Capitale Italiana della Cultura e tanto altro rappresentano le opportunità, ciò che ancora manca è il contenitore e il paradigma.

Manca, cioè, il progetto di rigenerazione e di riqualificazione del territorio che si esplicita anche attraverso l’individuazione di una cabina di regia unitaria capace di aggregare in un unico flusso i rivoli dello spontaneismo progettuale. Ciò significa anche saper utilizzare ciascuna linea di finanziamento nell’ambito del complesso puzzle operativo.

È un problema di Governance ed è un problema di cosa si intende per Governance. La Partecipazione alle decisioni e alla programmazione delle scelte è un aspetto fondamentale della vita democratica dell’Ente Locale e rappresenta l’unico riferimento sostanziale che caratterizza la comunità, la sua competenza e la sua generatività. La Governance non può prescindere da questo e il rapporto strategico e non semplicemente funzionale con i Portatori d’Interesse definisce gli elementi di innovazione del processo democratico locale.

Essa è innovazione sostanziale e non formale, non è cioè l’alibi dietro cui è possibile nascondere strumentalità o, peggio ancora, insipienza amministrativa e politica.

A Tivoli esiste la Consulta delle Associazioni, struttura consultiva statutariamente definita che non è mai riuscita a decollare in termini strategici perché inserita in un ambito di assoluta strumentalità e di paralizzante autoreferenzialità.

È possibile, all’opposto, utilizzarla come declinazione organica del confronto assumendo il rapporto con i Portatori di Interesse come elemento insostituibile delle attività di Governance.

È un percorso che punta direttamente a superare il quadro spezzettato delle “amministrazioni parallele”, una sorta di diffusione parcellizzata dell’opportunismo burocratico che mira ad acquisire i finanziamenti esclusivamente per spendere e per giustificare il proprio ruolo, senza peraltro creare valore, costruendo, all’opposto, il concetto di “amministrazione sistemica” proiettata non solo alla creazione di valore, ma alla programmazione concreta della crescita in un quadro di innovazione diffusa, partecipazione, solidarietà, sussidiarietà, sostenibilità, capacità di cogliere le caratteristiche del territorio per trasformarle in opportunità di sviluppo. I posti di lavoro non vengono garantiti ricorrendo ancora a modelli drammaticamente impattanti che, creando un lavoro marginale, peggiorano le condizioni di vita, e quindi il benessere, dell’intera comunità.

L’Ambiente, la Cultura, le Risorse Naturali e quelle Artistiche, possono indirizzare verso forme di crescita non impattanti e non distruttive e possono garantire posti di lavoro stabili.

Il Turismo non è un semplice paradigma, ma rappresenta il volano di un pezzo dello sviluppo territoriale e costruire un Polo Logistico o un Biodigestore in un’area fragile e interessata dalla risorsa termale significa esclusivamente non sapere cosa sia lo sviluppo e cosa sia il lavoro, soprattutto non sapere dove siano e cosa siano l’innovazione e la visione di riferimento.

Significa anche non aver compreso l’incipit compreso nell’articolo 8 del TUEL che indica nella partecipazione l’elemento predominante della Governance e ne regola la finalizzazione in maniera affatto indeterminata.

Il Dibattito, come dicevo prima, è asimmetrico anche perché una parte di coloro che dibattono non sa nemmeno cosa si stia dibattendo.

Antonio Picarazzi

(articolo pubblicato su www.notizialocale.it)

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